Padrona del mondo!

PADRONA DEL MONDO!

Posted by Viviana Leoni on venerdì 16 marzo 2018

Ricordo ancora una delle mie prime volte al volante, risalente oramai a una buona ventina di anni fa: era uno splendido pomeriggio d’estate e stavamo attraversando in auto il confine tra Spagna e Francia. Viaggiavamo da parecchie ore, lungo piacevoli stradine di campagna e io, vedendo che la situazione restava immutata e pareva del tutto sicura, ebbi la brillante idea di far fermare la macchina e mettermi io stessa alla guida. Così partii, in allegria, con la spensierata leggerezza dei miei primi vent’anni, il finestrino aperto e i capelli al vento, tra panorami che cangiavano dal verde dei prati, all’oro del grano maturo e la sensazione vincente di essere io la padrona del mondo… Quand’ecco che, di punto in bianco, la piacevolissima stradina di campagna si immise a colpo e senza preavviso in una minacciosissima autostrada a cinque corsie. Istantaneamente i capelli si ghiacciarono al vento, il mondo cambiò padrone e io venni colta clamorosamente da uno stato di panico. Col fiato mozzo in gola, le gambe paralizzate e centinaia di auto che mi sfrecciavano a destra e a sinistra, a sinistra e a destra, nel caos di clacson impazziti e belligeranti, ammutolii in uno stato di devotissima supplica, continuando a serrare fra le dita ghiacciate il volante, come fosse un rosario, mentre nell’annebbiamento totale dei pensieri, la mia anima, (staccatasi già dal corpo), era presa a implorare, pregare, invocare e bestemmiare, tutti i santi, le madonne, gli angeli, i santini e i santoni che all’epoca conoscevo. Non so come ne venni fuori. So solo che quando fermai di nuovo l’auto all’uscita dell’autostrada e i miei piedi ormai privi di vita, toccarono il suolo, ci vollero parecchi minuti prima di riuscire di nuovo a emettere qualche monosillabo coerente e un buon paio di orette prima di recuperare la spensieratezza e la sconsideratezza di quei primi vent’anni, che oramai si erano fatti centoquaranta.
Nel pomeriggio di oggi, dopo tre ore che guidavo imbottigliata fra i camion a 80 km l’ora, per stradine e stradette di campagna, all’aprirsi della carreggiata su quel miracolo della Grande Viabilità, costituito dalle magiche tre corsie autostradali della nostra bella Italia, so di aver tirato un immenso sospiro di sollievo! “Finalmente si respira!” Ho pensato… e la mia età, che è oramai quasi di centoquaranta, ha ritrovato di colpo la spensierata leggiadria dei suoi primi vent’anni. Il finestrino si è aperto, i capelli hanno preso a svolazzare nel vento, liberi, leggeri, alabardieri e il mio piede ha premuto impavido sull’acceleratore: padrone del mondo!
Perché in fondo, crescere significa anche questo: imparare a respirare in tutte quelle situazioni che, prima, ci toglievano il fiato.
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