Occhi e video terminali 2

Perché non dovremmo lasciare tablet e cellulari ai bambini

Nell’articolo precedente, abbiamo riportato la testimonianza di una educatrice di asilo nido a cui, nel periodo di quarantena è stato richiesto di sostituire la didattica in presenza con la formazione a distanza per bambini tra gli 1 e i 3 anni. Ad essi, con cadenza quotidiana, sono stati dunque inoltrati brevi video contenenti canzoncine, giochi o filastrocche, da visionare su tablet, computer, o telefoni cellulari. Questo significa che i loro occhi, ancora non formati, sono stati sottoposti giornalmente agli schermi di questi devices, con la convinzione di agire a fin di bene, per sostenere le famiglie in questo periodo così difficile di gestione a casa dell’intera famiglia.

Purtroppo però, l’esposizione di bambini piccoli agli schermi non è affatto innocua e non solo perché, come giustamente riteneva la docente citata, può creare dipendenza, andando a incentivare l’abitudine che sia “normale” che i bambini piccoli guardino la vita attraverso gli schermi, ma anche perché né per i nostri occhi, e dunque tantomeno per quelli dei bambini, osservare uno schermo può mai dirsi qualcosa di “innocuo” e “naturale”.

Alla nascita gli occhi dei bambini non sono ancora totalmente formati e questo processo, per dirsi concluso, necessita di diversi anni. Se alla nascita, la visione del bambino è del tutto sfuocata e inferiore a 1/10, la visione binoculare, ovvero l’uso di entrambi gli occhi per guardare, inizia solo attorno ai 4 mesi e si sviluppa fino ai 4-5 anni. All’età di 3 anni il bambino non ha ancora raggiunto i 10/10 della sua acutezza visiva; essa, infatti, a questa età, si aggira appena intorno ai 6-8/10. Nei primi anni, inoltre, la maggior parte dei bambini presenta ipermetropia.

Questo significa che l’occhio è un po’ più piccolo di quanto dovrebbe e la visione da vicino ne risulta sfuocata, poiché i raggi luminosi cadono dietro la retina e non sulla retina, come invece dovrebbero. Questa fase di ipermetropia sparisce generalmente da sola, mano a mano che l’occhio si sviluppa e termina quando il bulbo oculare del bambino raggiunge naturalmente la sua forma e grandezza ottimale, cosa che comunque non avviene prima dei 7 anni; è solo verso i 13 anni che l’occhio umano raggiunge la sua piena dimensione. Va da sé che, se in questo periodo di crescita, noi andiamo a stimolare il bambino con strumenti inadatti, quali gli schermi più o meno piccoli dei nostri apparecchi digitali, andiamo a creare una precondizione di tensione e affaticamento a livello oculare che mina la normale formazione dell’occhio, creando i presupposti per una visione a occhio nudo difficile e faticosa.

L’occhio del bambino, non ancora pronto per guardare immagini piccole e da vicino, viene stressato inutilmente: tanto negli adulti che nei bambini, la visione a una distanza inferiore a 30 cm fa per così dire “collassare” la visione binoculare e privilegiare la visione “con un occhio solo”. Poiché, come abbiamo visto, il bambino di un anno deve appena cominciare a svilupparla, fargli vedere immagini a distanza ravvicinata in questa delicatissima fase, risulta del tutto sconsigliato.

Vi siete mai chiesti infatti, perché i libri per bambini sono scritti con caratteri grandi? Proprio perché per i bambini guardare cose vicine non è per così dire “agile”, c’è bisogno di tempo, e a noi spetta solo il compito di lasciarglielo!

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