Occhi e video terminali 1

La testimonianza di una docente di asilo nido ai tempi del Coronavirus

Un articolo dell’ANSA del 15 aprile 2020, metteva in guardia tutti i ragazzi attualmente impegnati nella formazione a distanza dal pericolo “occhio secco”. E’ stato anche pubblicato un video a cura della Società Scientifica americana TFOS (Tear Film & Ocular Surface Society) per sensibilizzare i ragazzi su questo rischio e invitarli gentilmente a sbattere le palpebre.
Pare che già prima dell’isolamento, i bambini, tra i 9 ed i 12 anni, passassero almeno 4 ore al giorno davanti a schermi e computer, mentre i loro compagni più grandi di 13 e i 18 anni, trascorressero comunque, davanti ai video terminali almeno 7 ore al giorno (fonte TFOS).
La famosa DaD (Didattica a Distanza) con cui da due mesi ormai genitori e figli si trovano a dover convivere, si è dunque innestata in situazioni che erano già di alto rischio per il benessere visivo dei ragazzi. Per questo e dopo aver reperito sul web questa testimonianza di una educatrice di asilo nido, che vi invito a leggere per intero, ho deciso di dedicare questa settimana alla difficile convivenza tra occhi e videoterminali.
“𝐈𝐨 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐄𝐝𝐮𝐜𝐚𝐭𝐫𝐢𝐜𝐞 𝐝𝐢 𝐧𝐢𝐝𝐨 𝐞 𝐦𝐚𝐝𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐝𝐮𝐞 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐢, 𝐮𝐧𝐨 𝐢𝐧 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐞𝐥𝐞𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐚𝐥 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐬𝐜𝐮𝐨𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐟𝐚𝐧𝐳𝐢𝐚. 𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐠𝐞𝐧𝐢𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐚 𝐢𝐧 𝐜𝐚𝐬𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐝𝐮𝐞 𝐟𝐢𝐠𝐥𝐢, 𝐦𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐞𝐧𝐭𝐢𝐭𝐚 𝐥𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐬𝐨𝐩𝐫𝐚𝐟𝐟𝐚𝐫𝐞 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐨𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐦𝐚𝐢𝐥 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐞𝐫𝐞 𝐞 𝐯𝐢𝐝𝐞𝐨𝐦𝐞𝐬𝐬𝐚𝐠𝐠𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐞𝐫𝐢 𝐜𝐨𝐧 𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐢𝐭𝐚̀ 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐨𝐬𝐭𝐞 𝐝𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐬𝐨𝐩𝐫𝐚𝐭𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐜𝐮𝐨𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐟𝐚𝐧𝐳𝐢𝐚! 𝐈𝐧 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐜𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐢𝐭𝐢 𝐧𝐨𝐫𝐦𝐚𝐥𝐢 𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐢 𝐬𝐮 𝐩𝐢𝐚𝐭𝐭𝐚𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚 𝐰𝐞𝐬𝐜𝐡𝐨𝐨𝐥 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐞. 𝐄 𝐜𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐢𝐧𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐢 𝐯𝐢𝐫𝐭𝐮𝐚𝐥𝐢 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐞 𝐦𝐚𝐞𝐬𝐭𝐫𝐞 𝐞 𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐚𝐠𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐢𝐜𝐜𝐨𝐥𝐚 𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐢 𝐦𝐚𝐞𝐬𝐭𝐫𝐢 𝐞 𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐚𝐠𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐞. 𝐈𝐨 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐜𝐡𝐢𝐚𝐦𝐚𝐭𝐚 (𝐨𝐛𝐛𝐥𝐢𝐠𝐚𝐭𝐚) 𝐚 𝐟𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐱 𝐢𝐥 𝐧𝐢𝐝𝐨 … 𝐏𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐚𝐯𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐚𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐜𝐡𝐞𝐫𝐦𝐨! 𝐏𝐫𝐨𝐯𝐨 𝐮𝐧 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐝𝐢𝐬𝐚𝐠𝐢𝐨.
Da educatrice sono chiamata (dalla mia coordinatrice, che Cmq segue direttive zonali e regionali) a fare lo stesso x i piccoli e le famiglie del nido. Non viene chiamata DAD (in quanto non si può parlare di didattica x il nido), ma “relazione educativa a distanza”. In pratica ha la stessa modalità.
𝐃𝐞𝐯𝐨 𝐢𝐧𝐯𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐮𝐧 𝐯𝐢𝐝𝐞𝐨 𝐦𝐞𝐬𝐬𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐚𝐥 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨 (𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐨 𝐠𝐢𝐫𝐚 𝐚𝐥 𝐠𝐫𝐮𝐩𝐩𝐨 𝐖𝐡𝐚𝐭𝐬𝐀𝐩𝐩 𝐝𝐞𝐢 𝐠𝐞𝐧𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢) 𝐝𝐢 𝐦𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐨 𝐮𝐧 𝐥𝐢𝐛𝐫𝐢𝐧𝐨, 𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐚𝐧𝐳𝐨𝐧𝐜𝐢𝐧𝐚, 𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐫𝐞𝐜𝐢𝐭𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐟𝐢𝐥𝐚𝐬𝐭𝐫𝐨𝐜𝐜𝐚, 𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐟𝐨 𝐮𝐧 𝐠𝐢𝐨𝐜𝐨 𝐝𝐢 𝐦𝐨𝐯𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐨’ 𝐢𝐝𝐞𝐞 𝐚𝐢 𝐠𝐞𝐧𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐱 𝐚𝐥𝐥𝐞𝐬𝐭𝐢𝐫𝐞 𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐢𝐭𝐚̀ 𝐢𝐧 𝐜𝐚𝐬𝐚. 𝐈𝐧 𝐩𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐢 𝐠𝐞𝐧𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐝𝐨𝐯𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞𝐫𝐨 𝐟𝐚𝐫𝐜𝐢 𝐯𝐞𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐢 𝐥𝐨𝐫𝐨 𝐟𝐢𝐠𝐥𝐢 𝐝𝐢 𝟏, 𝟐 𝐦𝐚𝐬𝐬𝐢𝐦𝐨 𝟑 𝐚𝐧𝐧𝐢, 𝐚𝐭𝐭𝐫𝐚𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐮𝐧𝐨 𝐬𝐜𝐡𝐞𝐫𝐦𝐨!!!
Ho sollevato una marea di perplessità su questa pratica, sia alle mie colleghe che alla coordinatrice… Niente è valso! . Primo siamo obbligate a farlo. Secondo sono tutti convintissimi che sia sano giusto e dovuto, x essere vicini alle famiglie. Il mezzo poco importa.
𝐒𝐨𝐥𝐥𝐞𝐯𝐚𝐭𝐚 𝐥𝐚 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐬𝐞 𝐬𝐢𝐚 𝐠𝐢𝐮𝐬𝐭𝐨 𝐞𝐬𝐩𝐨𝐫𝐫𝐞 𝐛𝐢𝐦𝐛𝐢 𝐜𝐨𝐬𝐢̀ 𝐩𝐢𝐜𝐜𝐨𝐥𝐢 𝐚𝐠𝐥𝐢 𝐬𝐜𝐡𝐞𝐫𝐦𝐢, 𝐢𝐧𝐜𝐞𝐧𝐭𝐢𝐯𝐚𝐧𝐝𝐨𝐧𝐞 𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐞𝐧𝐳𝐚, 𝐦𝐢 𝐞̀ 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐨𝐬𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐝𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐜𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐝𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐯𝐢𝐝𝐞𝐨 𝐝𝐢 𝐩𝐨𝐜𝐡𝐢 𝐦𝐢𝐧𝐮𝐭𝐢! 𝐂𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨… 𝐌𝐚 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐦𝐞 𝐯𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐚 𝐢𝐧𝐜𝐞𝐧𝐭𝐢𝐯𝐚𝐫𝐞 𝐮𝐧’ 𝐚𝐛𝐢𝐭𝐮𝐝𝐢𝐧𝐞, 𝐥’𝐚𝐛𝐢𝐭𝐮𝐝𝐢𝐧𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐢𝐚 “𝐧𝐨𝐫𝐦𝐚𝐥𝐞” 𝐜𝐡𝐞 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐢 𝐩𝐮𝐜𝐜𝐨𝐥𝐢 𝐜𝐨𝐬𝐢̀ 𝐠𝐮𝐚𝐫𝐝𝐢𝐧𝐨 𝐯𝐢𝐭𝐚 𝐯𝐢𝐫𝐭𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐚𝐭𝐭𝐫𝐚𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐬𝐜𝐡𝐞𝐫𝐦𝐢.”
Per leggere l’articolo ANSA clicca qui

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